STORIA DEI TESSUTI

 

Per tutto il 1700 e buona parte del 1800, il consumo totale di fibre tessili nel mondo era coperto per il 78% dalla lana, per il 18% dal lino e per il 4% dal cotone. All’inizio del 1900 i rapporti erano: 74% cotone, 20% lana, 6% lino. Nel corso di un secolo la situazione è stata ribaltata completamente: a determinare in modo schiacciante l’ascesa e il successo del cotone fu la meccanizzazione della filatura, alla quale si prestava molto meglio il cotone piuttosto che la lana, e la vastissima disponibilità di piantagioni e di manodopera schiavile (vd. oltre). Nel 1995, il cotone rappresentava il 46% dei consumi mondiali di tessuti, la lana il 3% e ben il 51% era coperto dalle fibre artificiali e sintetiche.

o        la lana

La lana è il primo tessuto utilizzato dall’uomo.

E’ una fibra di origine animale, generalmente costituita dal vello di pecore, ma anche di altri animali. Essa costituisce un regolatore termico per eccellenza: grazie alla sua fibra molto ricca di proteine, è in grado di assorbire il sudore fino al 30% del suo peso senza restituirne l’umidità. La lanolina, una sorta di olio naturale, permette al tessuto di respingere le impurità esterne e di funzionare da ‘isolante’, allo stesso tempo però non impedisce la naturale traspirazione della pelle.

Provenendo da allevamenti animali, la qualità ‘biologica’ della lana deriva dalla qualità biologica dell’allevamento, e quindi dal trattamento e dall’alimentazione degli animali. Inoltre, tutto il procedimento produttivo del tessuto a partire dalla lana grezza può avvenire secondo diverse metodologie. La lana ‘ecologica’ non è trattata con sostanze chimiche durante il ciclo della lavorazione. L’industria tessile convenzionale utilizza invece trattamenti artificiali che alterano le proprietà originarie della fibra, e che spesso risultano altamente inquinanti.

o        la seta

La seta, come la lana, è una fibra proteica, e le sue origini si perdono lontano nello spazio e nel tempo: si ha notizia che circa 3000 anni prima di Cristo in estremo oriente fu addirittura utilizzata come mezzo di pagamento, a riprova di come sia sempre stata considerata una fibra di altissima qualità e valore.

La produzione della seta è anch’essa affidata ad allevamenti, in questo caso di bachi, che producono questo materiale per costruire i bozzoli in cui si incapsuleranno nel loro naturale ciclo biologico.

Esistono diversi tipi di tessuto, distinguibili alla vista e al tatto, e tutti possiedono numerose e piacevoli qualità. La seta ‘buretta’ indiana, ad esempio, ha un aspetto più consistente e ruvido rispetto a come appare normalmente la seta nei mercati occidentali, e corrisponde al materiale grezzo prodotto dal baco nel momento precedente alla costruzione del bozzolo.

La composizione della seta è simile a quella della pelle, e il tessuto è in grado di mantenere il caldo e il fresco in modo ottimale. I trattamenti chimici industriali a cui spesso è sottoposta prima di raggiungere il consumatore sono purtroppo causa della perdita delle sue proprietà naturali, oltre che fattore di inquinamento ambientale.

o        il lino

Tradizionalmente, fino all’avvento del cotone prodotto in modo industriale e, poi, delle fibre sintetiche, il lino rappresentava la più importante fibra di origine vegetale utilizzata per la produzione di capi d’abbigliamento. In effetti il lino è la fibra ideale per tessere trame lucenti, durature e resistenti, ed ha la proprietà di disperdere il calore corporeo in modo ottimale, adattandosi in misura maggiore al clima estivo.

La pianta da cui ha origine cresce soprattutto nelle zone costiere dell’Europa del Nord, ed infatti era molto utilizzato per confezionare abbigliamento adatto al mare, anche per la sua resistenza e durevolezza.

La coltivazione del lino può essere controllata in modo preciso ed esso si può certificare come ‘proveniente da agricoltura biologica’ secondo la normativa europea esistente.

o        la canapa

La canapa è una pianta in grado di fornire molte materie prime pregiate, ed in particolare si dimostra adatta alla realizzazione di diverse linee di prodotti ecologici e biologici in quanto le sue caratteristiche agricole di robustezza rendono spesso superfluo l’utilizzo di pesticidi chimici. La sua coltivazione migliora la qualità del terreno, realizzando rendimenti molto alti rispetto alla quantità di suolo utilizzato e permettendo l’utilizzo di praticamente tutte le parti di cui è composta la pianta.

Pochi secoli fa la canapa era molto utilizzata per la produzione di tessuto, soprattutto per la sua robustezza (pare ad esempio che il primo paio di jeans fosse stato realizzato in canapa). Il suo declino fu causato dall’avvento del cotone industriale e, in tempi più recenti, dai divieti di coltivazione imposti da molti governi nazionali a causa della sua ‘parentela’ con la pianta della marijuana (della quale la canapa non conserva le proprietà narcotiche).

In Italia la canapa costituiva una pianta spontanea, ed è stata a lungo utilizzata nel recente passato per la produzione di tessuto, prima che la sua coltivazione venisse proibita per legge. Oggi finalmente questo divieto è stato annullato, e la coltivazione della canapa sta riprendendo, facilitata anche dalle sovvenzioni che l’Unione Europea garantisce agli agricoltori.

o    le fibre chimiche

Le fibre chimiche vengono denominate ‘man made’, per sottolineare la differenza rispetto a quelle di origine vegetale ed animale, e coprono attualmente (ma già a partire dagli anni ’70) circa la metà dei consumi mondiali di tessuti. Si dividono in fibre artificiali, ottenute da materie prime rinnovabili come la cellulosa (es. viscosa, lyocell, bemberg), e fibre sintetiche, derivanti dal petrolio (nylon, rayon, lycra).
La prima fibra chimica di sintesi fu fabbricata nel 1936 dall’americano Cartothere (polimerazione di sostanze alimentari), e da allora anche le altre grandi potenze, in particolare la Germania, perseguirono questi obiettivi per prepararsi alla guerra, nel timore di non potersi procurare nelle colonie prodotti strategici come il cotone e il caucciù.